Quella che sto per raccontare è una storia di calci e pugni. Martedì 16 settembre, durante uno sciopero pacifico, la titolare dell’azienda Alba Srl e altri individui hanno aggredito fisicamente i lavoratori, distruggendo il gazebo del presidio e mandando uno di loro in ospedale. Le immagini filmate sono scioccanti: uomini e donne rincorsi, insultati, picchiati. La Alba non è una fabbrica clandestina, ma uno stabilimento che confeziona abiti per le grandi firme della moda Made in Italy.

Il lusso è cucito con il sangue. Nel distretto tessile di Prato, cuore pulsante del pronto moda italiano, si consuma un dramma che non ha nulla di elegante.

Alla Alba, fino a poco tempo fa, i 18 operai – bengalesi, pakistani, afghani – lavoravano 12 ore al giorno tutti i giorni, assunti con contratti “poveri” come il Multiservizi a 4 ore o poco più. Raccontano i lavoratori che, quando avevano bisogno di andare in bagno, erano poi costretti a recuperare il tempo perso a fine giornata, trattenendosi 20 minuti in più (ovviamente non pagati).

Tutto questo è cambiato quando hanno contattato il sindacato Sudd Cobas, che li ha aiutati a ottenere un regolare contratto di lavoro. Una storia finita bene? Tutt’altro, perché a quel punto l’azienda ha cominciato a non pagarli più regolarmente. Da febbraio, per ricevere lo stipendio, i dipendenti dovevano ogni volta chiamare il sindacato e scioperare.