La gratuità ha preso piede negli ultimi anni in Francia in oltre 36 reti urbane, coprendo circa 6 milioni di cittadini. Ma secondo l’analisi della Corte, nella maggior parte dei casi si tratta di territori con una domanda già debole, dove il costo per utente è relativamente basso
Costa molto e rende poco. La Corte dei conti francese ha usato toni netti nel rapporto pubblicato il 15 settembre 2025, bocciando di fatto la gratuità dei trasporti pubblici urbani. Presentata come misura emblematica di giustizia sociale e di transizione ecologica, la sua applicazione su scala ampia ha prodotto benefici limitati a fronte di un impatto finanziario significativo per le collettività locali. I magistrati contabili mettono in guardia da una deriva populista e poco sostenibile, che rischia di compromettere l’equilibrio dei bilanci pubblici e la qualità stessa del servizio di trasporto.
La gratuità ha preso piede negli ultimi anni in Francia in oltre 36 reti urbane, coprendo circa 6 milioni di cittadini. Ma secondo l’analisi della Corte, nella maggior parte dei casi si tratta di territori con una domanda già debole, dove il costo per utente è relativamente basso. Quando si passa alle agglomerazioni di media e grande scala, l’equazione cambia drasticamente. La perdita di introiti tariffari supera spesso i 25 milioni di euro annui, a fronte di un incremento della domanda che difficilmente compensa l’esborso pubblico. A Montpellier, dove la misura è stata estesa a 31 comuni, si stima una perdita di 39 milioni annui, coperta solo in parte dal “versement mobilité”, il prelievo sulle imprese che finanzia una quota rilevante dei trasporti locali. Ma anche questo gettito ha dei limiti: è influenzato dal ciclo economico e non sempre cresce in proporzione ai costi del servizio.








