Mentre tutto il mondo ha gli occhi puntati sulla distruzione sistematica di Gaza City da parte dell'esercito israeliano, arrivano alcune notizie riguardanti a prodotti audiovisivi che sembrano un tentativo da parte della stessa Israele di indirizzare la direzione narrativa di ciò che è accaduto in questi anni. In queste ultime ore, infatti, è stato annunciato che Hbo Max, la piattaforma streaming americana di Warner Bros. Discovery (che nel 2026 arriverà anche in Italia, ha acquisito i diritti per gli Stati Uniti di One Day in October, co-produzione dell'israeliana Yes Tv con l'americana Fox. Si tratta di una serie fiction in formato antologico che mette insieme le vicende e le testimonianze di diverse persone coinvolte direttamente o indirettamente con il sanguinoso attentato terroristico lanciato da Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre 2023, lo stesso evento che ha scatenato la guerra contro i territori palestinesi che si protrae fino ai giorni nostri.One Day in October “presenta sette racconti emotivamente coinvolgenti e intrecciati in modo artistico di amore, coraggio, sacrificio e sopravvivenza", si legge nel comunicato di presentazione. Che continua: “Dalle famiglie distrutte ai momenti di speranza che emergono di fronte a tragedie indicibili, fino ad atti di incredibile coraggio contro ogni probabilità, ogni episodio rivela il costo umano e la resilienza nati dal caos. La serie racconta le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti di quel giorno, portate in vita da un cast d'eccezione e da un team creativo acclamato.”Il film che rappresenterà Israele agli OscarNelle stesse ore arriva un'altra notizia che si colloca nello stesso ambito mediatico. È stato comunicato, infatti, che il film israeliano candidato ai prossimi Oscar sarà The Sea, che avrà dunque la possibilità di essere valutato dall'Academy di Los Angeles ed eventualmente inserito tra i candidati alla categoria come miglior film straniero. La pellicola, diretta da Shai Carmeli Pollak, è un dramma emotivamente intenso che ritrae un ragazzino palestinese il quale rischia la via per recarsi a Tel Aviv ed esaudire il suo sogno più grande: vedere per la prima volta nella sua vita il mare. Il film, finanziato dall'Israeli Film Fund, è stato selezionato in quanto ha vinto il premio come miglior film agli Ophir Awards, che sono un po' gli Oscar israeliani e che nell'ultima edizione hanno preso una piega decisamente politica: quasi tutti i vincitori della serata, infatti, sono saliti sul palco con una maglietta nera che recava, in ebraico e arabo, le scritte “Un bambino è un bambino” e “Basta guerra”.“Questo è un film pieno di empatia, per tutti gli esseri umani e sopratutto per il suo protagonista, un bimbo palestinese il cui sogno è di vedere il mare”, ha dichiarato Assaf Amir, il presidente della Israeli Film Academy che ha selezionato The Sea per gli Oscar: “Il cinema israeliano, ancora una volta, prova di essere rilevante e reattivo a una realtà complessa e dolorosa”. A colpire il discorso, sempre agli Ophir Awards, il discorso d'accettazione di Muhammad Gazawi, l'attore tredicenne palestinese protagonista del film, il quale ha detto di sperare “che tutti i bambini possano vivere e sognare senza guerre".La reazione del governo e il boicottaggio internazionaleAnche se la scelta di The Sea è ritenuta da alcuni opportunistica, è in realtà l'altra faccia di una medaglia di una situazione interna a Israele politicamente molto tesa e complessa. La stessa industria cinematografica israeliana è soggetta sia a fondi pubblici sia alle crescenti pressioni del governo, per indirizzare la narrazione all'interno del conflitto in corso. Al contempo la stessa Israeli Film Academy ha sottolineato come esistano un sacco di titoli e produzioni che cercano di mostrare luci e ombre delle guerra, portando anche esempi pratici di collaborazioni tra filmmaker e artisti israeliano, palestinesi e israelo-palestinesi.Non si è fatta però attendere la reazione ufficiale del governo israeliano. Il ministro della cultura e dello sport Miki Zohar, infatti, ha manifestato la volontà di tagliare i fondi alla stessa Israeli Film Academy per la decisione di premiare e promuovere The Sea. “Questa scandalosa vittoria ha suscitato sdegno tra i tanti cittadini israeliani e i soldati dell'IDF [l'esercito israeliano, ndr] che dedicano la loro vita a difendere la loro patria”, ha dichiarato Zohar, secondo quanto riportato dal quotidiano nazionale Hareetz: “Il fatto che il film vincitore dipinga i nostri eroici soldati in maniera falsa e diffamatoria, mentre combattono e rischiano la vita per proteggerci, ormai non sorprende più nessuno”. A quanto pare Zohar ha detto che i tagli arriveranno a partire dal 2026.Questo conflitto si svolge nel mezzo di una crescente spinta da parte di diverse voci internazionali per boicottare film, festival e iniziative finanziate da enti israeliani. La scorsa settimana oltre 4mila nomi coinvolti nel mondo del cinema, tra cui anche Emma Stone, Joaquin Phoenix, Tilda Swinton, Ayo Adebiri e Mark Ruffalo, hanno fermato una petizione per boicottare istituzioni cinematografiche israeliane “complici nei crimini di guerra”. Agli Emmy Awards, da ultimo, Javier Bardem ha invocato “un blocco commerciale e diplomatico e sanzioni su Israele”.Articolo aggiornato il 17 settembre alle 16.40 con la reazione del governo di Israele
Da One Day in October a The Sea, i titoli con cui Israele cerca di riposizionarsi a livello mediatico nel mondo
Una serie su Hbo racconterà il 7 ottobre, mentre il film scelto per gli Oscar ha un giovanissimo protagonista palestinese










