«Zelensky dovrà fare un accordo». Trump lo dice a Washington prima di partire per Londra. La sua ricetta per fare pressioni sulla Russia è la stessa di sempre: smettere di comprare petrolio russo e colpire la Cina con dazi fino al 100% sul greggio di Mosca. Ma il leader ucraino deve comunque accettare dei compromessi, anche territoriali. Quanto al faccia a faccia con Putin, secondo Trump «c’è troppo odio tra i due, hanno bisogno di me per parlarsi». Un trilaterale che però non vede la luce. Zelensky ribatte con lo scetticismo di chi non crede a Putin e non smette di combattere. Il risultato è un appello all’Europa. «Abbiamo le tecnologie, servono investimenti e decisioni forti dei nostri partner». Serve costruire un «sistema multilivello» di difesa aerea per proteggere i cieli del continente. Due linee inconciliabili che raccontano la distanza tra il vecchio mondo e Trump. A Zaporizhzhia, la regione ucraina della centrale nucleare, la notte porta nuove esplosioni: 20 feriti, 4 bambini tra le vittime, oltre 20 palazzi residenziali devastati. «Non ci eravamo ancora ripresi dagli attacchi del 30 agosto, ora il nemico ha aggiunto altro lavoro per i nostri operai municipali», dice il governatore Ivan Fedorov.