Tutto nasce da un sogno, perché in fondo abitare i sogni e renderli arte per Alda Fendi è un po' un motivo di vita.

Così una notte Giancarlo Menotti è entrato nei suoi pensieri per chiederle di salvare la sua casa che proprio la mattina dopo sarebbe andata all'asta e lei non lo sapeva, ma questa donna che è energia allo stato puro ha colto ancora una volta il messaggio dell'anima per trasformarlo in un atto concreto. "Mia madre, Adele, ha insegnato ad essere attive a noi cinque sorelle (Paola, Anna, Franca, Carla e Alda, ndr), sveglie, intelligenti, che si può sbagliare una volta non due, di essere sempre pioniere ed arrivare prime". Per questo le piace definirsi "un brevetto, fattiva come tutte le donne, mentre gli uomini sono dominati dalla pigrizia", racconta in una conversazione con l'ANSA e gli occhi le brillano dietro gli occhiali che ne fanno un quadro pop con i colori sgargianti e la forma atomica.

Si può stare ore ad ascoltarla mentre ricorda di quando Federico Fellini le dedicava disegni in cui appariva come una divinità, di quanto Luchino Visconti fosse perfezionista da accorgersi a distanza di un'asola fatta a macchina anziché a mano, dei quarant'anni passati a lavorare con Karl Lagerfeld ("diceva che nella vita conta solo l'ultima cosa che fai, un maestro"), del modo in cui i venditori russi di pellicce guardavano quel gruppo di cinque sorelle capitane del mondo della moda.