Non è la Serie A senza polemiche arbitrali. La terza giornata sancisce il vero inizio del campionato, dato che è la prima dopo la chiusura del mercato e la tediosa sosta per le nazionali. Questa bella settimana ha portato con sé i primi risultati significativi e soprattutto tensione e veleni sugli arbitri. Sabato il gustoso antipasto in Juventus-Inter, con la prodezza del 4-3 di Adzic viziata da un contatto sospetto tra Thuram e Bonny: ne sono seguite polemiche, anche se non particolarmente vibranti, perché l'episodio, per quanto controverso, non può essere definito un chiaro errore.

Domenica invece si è consumato il primo caso grave di questo campionato. A Milano-Bologna l'arbitro Marcenaro e il varista Fabbri hanno “cucinato” un pasticcio così surreale da mettere in dubbio le loro reali capacità: all'85' il direttore di gara decide di non fischiare un fallo grande quanto una casa di Lucumì su Nkunku, con il francese che poi si rialza e viene steso di nuovo in area da Freuler. Al secondo fallo Marcenaro concede il rigore, il Var si attiva per i controlli che però appaiono una formalità. E invece qui tra protocollo e scarso buonsenso si verifica un cortocircuito imbarazzante: Fabbri richiama Marcenaro allo schermo per revocare il rigore assegnato al Milan per il secondo contatto, ma non gli suggerisce di rivedere quanto accaduto poco prima, ovvero il fallo inequivocabile di Lucumì su Nkunku. In questo modo il Var fa prendere all'arbitro un grosso abbaglio: la spinta con conseguente basso contatto tra il difensore e l'attaccante rientra nella casistica del “chiaro ed evidente errore”, quindi il Var aveva il dovere di segnalarlo al direttore di gara.