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16 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:53

“La bambina sopravvissuta, Layan Hamada, ha chiamato la Croce Rossa riferendo che un carro armato era accanto a loro. È stata uccisa poco dopo, mentre era ancora al telefono”. Aveva 15 anni, era la cugina della bimba di 6 anni protagonista di The Voice of Hind Rajab, il film sulla tragedia che ha sconvolto il mondo dalla ribalta del Festival del Cinema di Venezia. C’è anche questa tra le centinaia di storie citate nel rapporto della Commissione internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est e Israele, che conferma una delle più gravi accuse mai mosse contro lo Stato ebraico: le operazioni militari avviate a Gaza dal 7 ottobre 2023 configurerebbero il crimine di genocidio.

Se nei rapporti precedenti la Commissione creata il 27 maggio 2021 dal Consiglio per i Diritti Umani aveva stabilito che nella Striscia le Israel Defense Forces hanno commesso crimini contro l’umanità e di guerra, ora è andata oltre. “Dal 7 ottobre 2023 al 31 luglio 2025, 60.199 palestinesi sono stati uccisi, di cui 18.430 bambini e 9.735 donne”, si legge nel documento intitolato Analisi legale della condotta di Israele a Gaza ai sensi della Convenzione sul genocidio firmato dalla presidente Navi Pillay e dai commissari Miloon Kothari e Chris Sidoti. Secondo la Commissione, tali morti non possono essere considerate solo conseguenze collaterali del conflitto: “Le autorità israeliane intendevano uccidere il maggior numero possibile di palestinesi attraverso le operazioni militari e le strategie di guerra impiegate”. Il rapporto evidenzia che “le vittime non sono state selezionate come singoli individui, ma sono state prese di mira collettivamente in quanto palestinesi”.