Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:45

Questa settimana è accaduto qualcosa che, almeno sul piano giuridico e dialettico, cambia radicalmente la definizione del conflitto a Gaza: per la prima volta un organismo dell’Onu, la Commissione d’Inchiesta Indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, ha stabilito in modo inequivocabile, senza i soliti “probabile” o “credibile”, che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza.

La Commissione, incastonata nel Consiglio dei Diritti Umani (HRC), che a sua volta dipende dall’Assemblea Generale, è dunque un’entità direttamente collegata alle Nazioni Unite. Non si tratta di una figura esterna, come Francesca Albanese, rapporteur indipendente che, pur lavorando per l’Onu, non parla a nome dell’organizzazione, ma di un organo pienamente riconosciuto, che conferisce alla sua voce il massimo grado di autorevolezza.

In un rapporto di 72 pagine, frutto di quasi due anni di indagini, la Commissione ha analizzato la condotta delle autorità israeliane e ha concluso che quattro dei cinque criteri stabiliti per definire un genocidio sono soddisfatti. Non criteri arbitrari, ma parametri giuridici fissati dalla Corte di Giustizia nel caso più recente di tentato genocidio: quello commesso dai serbi contro i musulmani bosniaci durante la guerra in Bosnia.