C’è sempre un lato positivo in ogni situazione. Una frase ottimistica, forse un po’ ingenua, ma che spesso ha un fondo di verità. Anche in orologeria. Correva l’anno 1971 e nei cinema uscì Le 24 Ore di Le Mans. Un film che, almeno sulla carta, aveva tutto in regola per diventare un blockbuster: la star del momento come attore principale, ovvero uno Steve McQueen reduce da una serie di successi come Bullit del 1968, auto da corsa impegnate in una delle gare più famose del mondo e riprese spettacolari. Ma, complici tantissimi problemi di produzione, alla fine al botteghino non andò come ci si sarebbe aspettato. Però, ecco il lato positivo della storia, almeno per l’orologeria: da quel film nacque la leggenda del Monaco di Tag Heuer.
Infatti, McQueen aveva scelto personalmente di indossare nel film un Monaco Ref1133B, orologio che Heuer, nome che aveva all’epoca l’attuale Tag Heuer, aveva lanciato nel 1969. Si trattava di un cronografo dalla caratteristica cassa impermeabile quadrata (la prima nella storia con questa forma ad avere questa peculiarità) con la corona posizionata a ore 9 e il quadrante blu, animato da un movimento automatico. Il marchio era già legato al mondo dei motori da qualche tempo, tanto che lo stesso anno era diventato anche sponsor del famoso Jo Siffert (tra il 1962 e il 1971 aveva corso in Formula 1 per scuderie storiche come Lotus e Brabham). Il pilota svizzero era, tra l’altro, molto apprezzato da McQueen che lo scelse come consulente di guida per il film, e proprio nel 1969, partecipò e vinse, al volante di una Gulf Porsche 908/3 la Targa Florio, altra gara mitica dell’epoca. In quell’occasione indossava la tuta ignifuga della scuderia, bianca con le strisce verticali blu e arancione sul lato sinistro del petto e lo stemma Heuer su quello destro, che diventerà in brevissimo tempo un’icona dell’automobilismo.







