Laura Pausini la chiama fortuna. Sua madre duro lavoro. «Ma è così: sono stata anche fortunata», dice la regina del pop al Corriere della Sera. Primo colpo di fortuna? Due insieme a dire il vero: «A 16-17 anni partecipai a un concorso che metteva in palio la partecipazione a Sanremo Giovani: lo vinsi, ma non mi chiamarono. Il mio babbo era isterico e voleva denunciare l’ingiustizia al Maurizio Costanzo Show, ma in realtà andò bene così: non avevo la canzone, non avevo ancora “La solitudine”. E la canzone è tutto...». E la canzone arrivò qualche anno dopo, nel 1993. Canzone che le fece vincere il Festival di Sanremo.

Brava, bravissima ma non si sentiva bella. Per niente. La consapevolezza è arrivata solo dopo. «Ho dovuto aspettare di avere 40 anni per scoprire di sentirmi più carina di come mi sentissi da adolescente». Poteva lavorare con Micheal Jackson ma alla fine non è successo. E dopo che aveva già venduto 40 milioni di dischi «sono rimasta senza niente e sono dovuta ripartire da zero». Al Corsera dice che ci sono più colpevoli e che «un giorno quando sarò saggia come Ornella Vanoni farò i nomi...». Poi ancora: «È stato bello tosto, ma nel mondo della musica può accadere a tutti».