Ma come, un museo di un’artista ancora in vita e con una carriera attiva?

«Mio papà ha conservato tutto quello che riguarda la mia carriera e da fan di Elvis ha detto “facciamo come Graceland!”. Io all’inizio ho detto “mai finché sono viva”. Lui ha lanciato un sondaggio nel fan club e mi ha convinta dicendo che avrei tradito tutti quelli che lo volevano… La sede del museo è la casa dove ho vissuto fino ai 18 anni e ogni sala ha un argomento: la cucina è dedicata alla tv, il soggiorno ai tour, una stanza è per i memorabilia che saranno esposti a rotazione e l’ultimo spazio conterrà gli oggetti che ho ritrovato in soffitta e usato per il docufilm. L’oggetto più particolare? I fogli con i miei appunti e le modifiche al testo di La solitudine che nasceva parlando una certa Anna e che io girai su Marco, il mio fidanzatino dei 14 anni…»