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Tra febbraio e marzo l'Organizzazione disse ai governi che i Piani precedenti potevano essere adattati anche se non aggiornati. Ma Speranza decise di non farlo. E questo sarebbe costato molte vite, come dicono gli esperti
Ci sono due documenti Oms sui Piani pandemici che inchiodano il governo di Giuseppe Conte e la sua gestione tragicomica dell'emergenza. Siamo così sicuri che il Piano pandemico del 2006, accantonato dal ministro della Salute Roberto Speranza senza essersi consultato con Cts e task force - come rivelano i verbali dell'audizione degli ex membri in commissione Covid, recentemente desecretati - non fosse più valido perché colpevolmente non aggiornato? Al di là della bugia detta agli italiani e ai magistrati per schivare l'accusa di epidemia colposa, atteso che secondo diversi esperti l'applicazione avrebbe evitato migliaia di morti, se davvero Speranza si fosse consultato coi suoi tecnici avrebbe saputo dell'esistenza di un documento datato 6 febbraio 2020 dal titolo "Piano strategico di preparazione e risposta al COVID-19 (SPRP)”, che voleva fornire agli Stati delle linee guida per sostenerli nella risposta al Covid-19, un processo che “dovrebbe basarsi sui piani esistenti di emergenza sanitaria pubblica per la contingenza, la preparazione e la risposta, inclusi quelli per l’influenza pandemica.” Ulteriori indicazioni vennero fornite dall’Oms attraverso un altro documento, pubblicato il 12 febbraio 2020, ovvero le "Linee guida operative nazionali di preparazione e risposta". "Tali linee guida - viene specificato - possono essere utilizzate “per adattare rapidamente i Piani d’azione nazionali per la sicurezza sanitaria (Naphs) e i Piani di preparazione all’influenza pandemica (Pipp) al Covid, facendo tesoro di quanto appreso finora sul virus e traducendo tale conoscenza in azioni strategiche in grado di orientare gli sforzi di tutti i partner nazionali e internazionali a sostegno dei governi nazionali".






