Ursula, molte grazie per le tue gentili parole in apertura di questa conversazione. Ma grazie anche di avermi dato la possibilità di servire l’Europa, cosa che cerco di fare al meglio delle mie possibilità. Un anno fa ci siamo incontrati qui per discutere tre sfide delineate nel rapporto: il modello di crescita europeo era da tempo sotto pressione, le dipendenze minacciavano la sua resilienza e, senza una crescita più rapida, l’Europa non sarebbe stata in grado di realizzare le sue ambizioni in materia di clima, digitale e sicurezza, per non parlare della capacità di finanziare i suoi sistemi sociali in pieno invecchiamento. Nel corso dell’ultimo anno, ciascuna di queste sfide è diventata ancora più seria. Le fondamenta della crescita dell’Europa ‒l’espansione del commercio mondiale e le esportazioni ad alto valore ‒ si sono ulteriormente indebolite. Gli Stati Uniti hanno imposto i dazi più alti dai tempi dello Smoot-Hawley Act. La Cina è diventata un concorrente ancora più forte, sia nei mercati terzi sia, con la deviazione dei flussi dovuta ai dazi statunitensi, all’interno dell’Europa stessa. Dallo scorso dicembre, l’avanzo commerciale della Cina con l’Ue è aumentato di quasi il 20%. Abbiamo anche visto come la capacità di risposta dell’Europa sia limitata dalle sue dipendenze, anche quando il nostro peso economico è considerevole.
Il discorso integrale di Draghi a Bruxelles
A Bruxelles la conferenza «Un anno dopo il rapporto Draghi». Von der Leyen e l’ex presidente della Bce e del Consiglio italiano pronunciano i discorsi programmatici di apertura















