La storia della famiglia è stata segnata dal "non detto". Che pur in qualche modo elaborato ha condizionato le vite di tre generazioni e ancora adesso, a distanza di decenni, pesa come un macigno. Con l'intento da parte dell'autore di riscoprire le vicende della sua stirpe, che conosceva vagamente, e di mettere a fuoco quanto si cela dietro a verità mai esplicitate, prende ispirazione il libro di Guido Dalla Volta "Vite da Ariani" (Enrico Damiani Editore), con prefazione di Liliana Segre che lo ha definito un "romanzo-verità".
Quattro anni di ricerche, di analisi di lettere, documenti, foto e testimonianze hanno permesso alla fine all'ingegnere bresciano di ricostruire questa sorta di "puzzle familiare" in cui le esistenze sono state condizionate dalla volontà di proteggere i discendenti da un passato di sofferenza e lutti. Il racconto si articola in due fasce temporali che si alternano nella narrazione. C'è 1936, quando Guido Dalla Volta, nonno dello scrittore che porta il suo nome, viveva a Brescia con la moglie Emma e i due figli, Alberto e Paolo. Era un uomo rispettato, che amava il lavoro, la famiglia e la patria. I Dalla Volta, però, hanno origini ebraiche e Guido non voleva credere al peggio finché non sono arrivate le leggi razziali e poi la deportazione, per lui e per il figlio Alberto. Il secondo orizzonte temporale si rifà al 1962, quando Emma, in costante in attesa del ritorno dal lager del marito e del figlio, sente porgere dal nipotino Guido (autore del libro) domande che restano senza risposta. Anche il padre Paolo, persona severa e irrigidita dal dolore, non sa che cosa raccontare di quella verità complicata e negata, nel tentativo di assicurargli un presente di "normalità".






