A Bolzano o in Valle d'Aosta la visita cardiologica con elettrocardiogramma viene rimborsata a chi lavora per il Servizio sanitario rispettivamente a 52,80 e a 50 euro contro la tariffa nazionale di rimborso prevista dall'ultimo nomenclatore - aggiornato a fine dicembre scorso - di sole 33,60 euro. In pratica quasi il doppio come accade a esempio anche per la visita oncologica dove la tariffa nazionale è di 25 euro rispetto alle 50 della Valle d'Aosta e i 40 euro di Bolzano. Ben oltre il doppio la differenza sui prezzi di rimborso per alcune analisi molto diffuse: dall'Emoglobina glicata che in Emilia viene pagata 11 euro, ben 13,60 in Friuli e 12,15 in Lombardia contro una tariffa nazionale di 4,70 euro all'Albumina che ha una tariffa nazionale di 1,1 euro contro i 3 euro in Emilia e Toscana, 2,90 in Lombardia e 2,80 a Bolzano. Disparità di tariffe molto simili anche nella diagnostica dove a esempio a fronte dei 115 euro rimborsati in Lombardia per un ecocolordoppler la tariffa nazionale è di 66 euro mentre per una ecografia alla mammella Bolzano rimborsa 43,70 euro contro i 21 euro delle altre Regioni che seguono la tariffa nazionale.

Come spesso accade per la Sanità italiana con cure garantite a macchia di leopardo anche per i tariffari la situazione è molto variabile con solo sei regioni - Sardegna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Bolzano, Lombardia ed Emilia-Romagna - che hanno deciso di adeguare i loro tariffari per le nuove cure essenziali garantite dal Ssn aumentandoli ai livelli più vicini al mercato, mentre tutto il centro-sud Italia non è intervenuto sulle tariffe o perché sotto piano di rientro o per indisponibilità di risorse. Il 30 dicembre 2024 con l'aggiornamento atteso dal 2017 dei livelli essenziali di assistenza il nomenclatore nazionale ha introdotto 1.184 nuove prestazioni per un totale di 2.108, con forti difformità sul territorio nazionale sia in termini di tariffe che di prestazioni. E secondo la fotografia aggiornatissima dal Centro studi di Confindustria dispositivi medici sul fronte delle tariffe quelle aumentate dalle Regioni per i Livelli essenziali di assistenza (Lea) si concentrano sulle prestazioni delle visite (72%), di diagnostica (51%) e del laboratorio (47%). Significativa nel nomenclatore nazionale la riduzione nel valore delle tariffe per le prestazioni di laboratorio, in particolare nelle aree di chimica clinica ed ematologia-coagulazione, per cui molte Regioni hanno scelto di incrementarle in media rispettivamente del 31% e 59% in più rispetto ai valori di riferimento. «Nonostante l'adozione dei nuovi Lea rappresenti un passo significativo, le tariffe minime nazionali risultano inadeguate, con il rischio di gravare sui bilanci regionali e compromettere l'equità nell'accesso alle cure, soprattutto nelle regioni sotto piano di rientro», ha dichiarato Guido Beccagutti, direttore generale di Confindustria Dispositivi medici. Beccagutti ha inoltre sottolineato l'importanza di un coordinamento più stretto tra Stato e Regioni per definire tariffe che bilancino sostenibilità economica, contenimento della spesa e valorizzazione dell'innovazione: «È essenziale che le tariffe riconoscano e sostengano l'impiego di dispositivi medici innovativi, che rappresentano un elemento chiave per l'evoluzione qualitativa dell'assistenza offerta al cittadino altrimenti il rischio di una fuga verso il privato diventa sempre più reale».