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Ultimo aggiornamento: 17:53

In tempi tanto drammatici come questi sembra quasi una provocazione pensare al ‘dopo’. E ci sarà pur sempre un dopoguerra, anche a Gaza o in Ucraina, ma bisogna chiedersi quale ripartenza sarà possibile, aldilà dei folli progetti trumpiani sulle nuove Riviere coi campi da golf o sull’espropriazione delle miniere di Terre Rare. Se non ci si fa schiacciare dalla distorta visione a breve del turbo-capitalismo che domina il nostro mondo, ma si ragiona in termini storici dando spazio alla speranza, dalle macerie può sempre rifiorire un tessuto sociale nuovo e diverso.

Pensieri sul dopo che nascono passeggiando in quel di Rovereto, piccola città della pace e della cultura, che ha ospitato da poco la 45ma edizione di Oriente Occidente Dance Festival, eccellente manifestazione artistica di livello internazionale. Non è un caso se, proprio per l’apertura della decina di giorni con circa 40 spettacoli ed eventi, presenti 17 compagnie da altrettanti Paesi del mondo, è stata scelta una festa musicale intitolata ‘The defiant heart beat of Gaza’, affidata ai palestinesi di Radio Gaza, progetto artistico che unisce talenti della città ormai quasi rasa al suolo (Watar Band, Abu Joury e il cantante Moneim Adwan) che reinterpretano in chiave contemporanea la tradizione musicale palestinese.