Il 4-3 incassato dalla Juventus non è un semplice passo falso per l’Inter, ma un eco inquietante che arriva dal passato, la replica esatta di finali di partita già visti, di punti buttati per un inspiegabile eccesso di superficialità. Era successo proprio contro i bianconeri l’anno scorso, in un 4-4 folle dopo essere stati in vantaggio 4-2. È successo di nuovo, avanti 3-2 e poi addormentati nei dieci minuti finali. Il difetto, dunque, è congenito. Non si può imputare a Chivu, semmai chiamato a curarlo in tempi brevi. Non è un caso che ieri mattina, ad Appiano Gentile, Ausilio e lo stesso Chivu si siano rivolti alla squadra e, nello specifico, al nucleo storico. Se il paziente non si rende conto di avere un problema, la cura sarà meno efficace. Toni pacati, nessuna accusa, ma una richiesta precisa: è il momento di assumersi le proprie responsabilità. Il fatto è che l’Inter ha puntato tutto, per anni, sulla costruzione di questo gruppo storico. Parliamo di Lautaro, Barella, Bastoni, Dimarco, De Vrij, a cui si sono aggiunti leader esperti come Acerbi, Mkhitaryan e Calhanoglu. Ma questo nucleo, a ben vedere, è cresciuto in una serra. Lautaro ha solo intravisto le difficoltà del biennio di Spalletti ed era un giovane arrivato dall’Argentina per scoprire un nuovo mondo, di certo non il capopopolo che è ora. Barella e Bastoni sono stati inseriti quando c’era già Conte, un condottiero che per sua natura deresponsabilizza i giocatori, prendendosi tutto il peso sulle proprie spalle. Gli altri sono arrivati con Inzaghi, un tecnico che li ha sempre protetti con gerarchie chiare e mai in discussione, anche nei momenti peggiori.