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A novembre del 2023, poco prima che Javier Milei vincesse il secondo turno delle elezioni e diventasse presidente dell’Argentina, un gruppo di oltre 100 economisti inviò una lettera aperta in cui prevedeva la «devastazione» del paese. Gli economisti – tra cui alcuni molto famosi come Thomas Piketty – sostenevano che se Milei avesse messo in atto le sue proposte radicali e non convenzionali l’economia argentina sarebbe crollata.
Due anni più tardi, quella devastazione non c’è stata, anche perché Milei non ha mai davvero messo in atto le proposte folli di cui parlava da candidato. Ha ottenuto alcuni importanti successi macroeconomici, che però sono stati raggiunti a costi altissimi e sono ancora molto instabili.
Milei, un polemista ultraliberista, aveva promesso che avrebbe abbandonato il peso, la valuta argentina, in favore del dollaro statunitense: non l’ha fatto. Aveva promesso che avrebbe «dato fuoco» (cioè abolito, nel suo linguaggio colorito) alla Banca centrale argentina: non l’ha fatto. Aveva promesso che avrebbe interrotto completamente le relazioni commerciali con i paesi «comunisti assassini», compresa la Cina: non l’ha fatto, e anzi ha stabilito un buon rapporto con il presidente cinese Xi Jinping.







