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L'allenatore si affida ancora agli uomini di Inzaghi, il club non ha preso quelli giusti

La domanda corretta non è se Chivu è l'allenatore giusto per l'Inter ma se l'Inter è la squadra giusta per Chivu. Un dubbio che va oltre il gioco di parole e che può costare molto caro ai nerazzurri, reduci da stagioni in cui il club ha sempre lottato per vincere, spesso riuscendoci. Che il tecnico rumeno fosse un'incognita lo sapevano tutti, l'esperienza non si inventa, ma molti hanno preferito ignorarlo, preferendo puntare sulle sue conoscenze della casa e sul suo glorioso passato da calciatore.

Cominciare a farne il bersaglio dopo due sconfitte è un'operazione scontata, persino banale. L'accusa è quella di non avere ancora visto nulla della sua idea di Inter, ma soltanto un riciccio di quella precedente. Finora Chivu ha solo smontato il 3-5-2 di Inzaghi, caratterizzato da una spesso imprevedibile occupazione degli spazi e una coralità che negli anni hanno portato alla sopravvalutazione dell'effettivo valore dei singoli giocatori. Il problema, o l'errore, è che lo sta facendo con gli stessi interpreti, il che complica il processo di trasformazione. E allora la domanda è: perché non pesca fra le alternative? Perché a Torino Zielinski entra prima di Sucic o Darmian entra al posto di Dumfries? Perché Mkhitaryan continua a essere titolare?