Castiglione d’Otranto è un piccolo borgo nel Comune di Andrano (Le) e la sua popolazione di circa 1200 abitanti sta vivendo un periodo di grande fermento, grazie al lievito umano «impastato» dalla Casa delle AgriCulture Tullia e Gino. Questa associazione di volontari dal 2012 si impegna con grande spirito di sacrificio nel mettere in atto pratiche di riscatto del paesaggio e dei suoi abitanti, spesso sfiduciati, per indurre soprattutto i giovani a restare in Salento e coltivare la terra secondo le pratiche della bio agricoltura. Il motto dei soci è «Chi semina utopia raccoglie realtà». Ecco, dunque, che proprio attraverso la semina collettiva di antiche varietà di cereali, la creazione del parco e del mercato comune dei frutti minori, la nascita di un vivaio della biodiversità, ora divenuto vivaio dell’inclusione, insieme al lancio e alla consegna alla Regione Puglia della petizione contro i diserbanti e concimi chimici in agricoltura, la Casa delle AgriCulture sta trainando la rinascita di tutto il Capo di Leuca. «Determinante - spiega la vicepresidente Giovanna Nuzzo - è stata l’apertura del mulino di comunità, dove pagando cifre contenute, chiunque può portare il proprio raccolto. I cereali vengono trasformati, con le macine in pietra, in farine sane secondo un approccio dolce che rispetta le caratteristiche fisiche e chimiche delle granaglie. Per tanti giovani contadini - prosegue - questo ha voluto dire poter riprendere in mano terreni abbandonati e renderli produttivi a costi contenuti. Inoltre abbiamo ricevuto in comodato gratuito circa trenta ettari di terreno per le nostre pratiche».