PONZANO VENETO (TREVISO) - È ancora a Cassino la salma di Luciano Sandrin, il 76enne che ha perso la vita a bordo pista durante la gara di rally in cui correva suo nipote Tommaso. La famiglia non ha ricevuto il nulla osta per poter procedere con il trasferimento in Veneto: la Procura di Frosinone ha aperto un'indagine per omicidio colposo. Ancora nessun iscritto nel registro degli indagati, ma serve fare chiarezza sulla dinamica.

E lunedì verrà conferito l'incarico per effettuare l'autopsia. Intanto, accanto all'uomo, c'è il figlio Andrea, che è stato anche il primo a soccorrerlo non appena si è verificato l'incidente. «Gli ho prestato le prime cure in attesa nell'ambulanza», spiega con il cuore a pezzi, ricordando i dolorosi istanti in cui si è consumata la tragedia venerdì sera. I suoi pensieri sono rivolti anche a Tommaso, il nipote che Luciano stava osservando fiero. «Ieri avrebbe dovuto correre la seconda tappa della gara. Non lo ha fatto, ha bisogno di un attimo di tempo».

"Tommy", come lo chiamava anche il nonno, era a bordo della sua macchina da corsa quando si è consumata la tragedia. Un altro partecipante, è andato sbattere contro un pilastro di mattoni fuori strada. Il manufatto si è distrutto dal violento impatto e i detriti sono schizzati da una parte all'altra. Alcuni sono finiti contro Sandrin, che si trovava a pochi metri di distanza, in una posizione che gli organizzatori hanno specificato fosse interdetta al pubblico. «Uno dei pezzi più grossi lo ha colpito all'addome - continua il figlio -. Il colpo lo ha fatto cadere a terra».