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Ultimo aggiornamento: 9:08
Dopo quasi cinquant’anni di silenzi giudiziari, le torture del franchismo approdano per la prima volta davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). A portarle a Strasburgo è Carles Vallejo, sindacalista catalano e presidente dell’Associazione degli ex prigionieri politici del franchismo, che accusa lo Stato spagnolo di aver insabbiato le violenze subite nel 1970.
Il ricorso segna un precedente: è il primo caso dopo la legge di Memoria Democratica del 2022, che obbliga a indagare i crimini contro l’umanità della dittatura e ne dichiara l’imprescrittibilità. “Vogliamo che la Spagna rispetti i suoi obblighi internazionali e metta fine all’impunità”, spiega Vallejo. “Non è una battaglia personale: oltre 5mila persone e 200 associazioni ci sostengono in questa campagna collettiva per la verità e la giustizia”.
Un ventenne torturato per quasi un mese – Vallejo fu arrestato dalla Brigada Político-Social a soli vent’anni, nel dicembre del 1970. Passò 21 giorni in isolamento nella questura di via Laietana a Barcellona, subendo torture fisiche e psicologiche per la sua attività sindacale. Infatti in quei tempi comunisti, anarchici e anche sindacalisti erano nel mirino della polizia politica spagnola, che impiegava ogni mezzo per difendere il regime.






