Mentre la Freedom Flotilla, che si spaccia per operazione umanitaria per portare aiuti a Gaza, decide di querelarci, i carabinieri dei Ros, Raggruppamento Operativo Speciale, hanno acquisito l’inchiesta pubblicata due giorni fa contenente il raccolto sui legami opachi tra membri della Flotilla e uomini di Hamas, basato sul report redatto dal ministero della diaspora israeliano. «Il movimento annuncia una querela al quotidiano Il Tempo per "diffamazione" e "diffusione di notizie false, tendenziose". Chiediamo di comprendere che la Flotilla è innanzitutto una comunità di attivisti, siano essi giornalisti o personalità pubbliche», ha affermato il Global Movement to Gaza. Eppure, Francesca Del Vecchio, firma de La Stampa, sarebbe staAnno Dei primi incontri dei fondatori di Flotilla con membri di Hamas ta definita da Flotilla, come lei stessa denuncia «"Giornalista pericolosa". È un’etichetta che non pensavo mi si potesse attribuire, quando ho accettato di raccontare l’avventura della Global Sumud Flotilla verso Gaza. Ma è ciò che è successo e che ha comportato la mia espulsione dalla missione». E, soprattutto, quelli che loro definiscono attivisti, perché sono stati visti con esponenti di gruppi terroristici? Secondo il documento del ministero, oltre ad Hamas si leggono altri nomi riconducibili al terrorismo palestinese: «Alcuni membri del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla (GSF) hanno partecipato a incontri con rappresentanti di organizzazioni terroristiche designate dagli Stati Uniti, tra cui Hamas, la Jihad Islamica Palestinese (PIJ) e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). Inoltre, hanno fornito finanziamenti a diverse organizzazioni nella Striscia di Gaza».