Il Partito democratico nacque sulle ceneri del Pci e della Dc con l’idea di fondere la cultura dei post -comunisti con quella dei post -democristiani. Quasi vent’anni dopo, possiamo affermare che quell’esperimento è fallito, la sinistra si è mangiata quel che restava dell’esperienza dei cattolici, mentre il riformismo socialista è stato travolto dal massimalismo oggi rappresentato da Schlein. Lo scenario è quello delle macerie fumanti e, certo, i partiti possono morire di colpo, ma dopo una serie ripetuta di shock che ne provocano l’implosione. Oggi il Pd si sta nutrendo con una dieta che lo sta gonfiando e poi lo farà esplodere. Il caso dell’assassinio di Charlie Kirk, il disagio visibile, il linguaggio ambiguo e la reazione da nido di vespe, sono la punta dell’iceberg, il Pd è un partito distopico, pro -Pal e anti-amerikano, con l’immagine di un tragico Berlinguer sulla tessera degli iscritti. Quando Kirk è stato ucciso, si è attivata una sequenza da dramma psicopolitico. Primo giorno: applausi, commenti che giustificano il delitto di Kirk, accuse al trumpismo e scenario dettato dalla propaganda iraniana e russa sull’America violenta creata dalla politica Maga.

Secondo giorno: l’esultanza diventa abnorme, comincia a imbarazzare i compagni che devono tenere la linea doppiogiochista. Si comincia allora a cambiare lo spartito, dicendo che il problema è la destra, anche in Italia. Terzo giorno: l’incisione di “Bella ciao”, sul proiettile del fucile dell’assassino apre lo psicodramma delle radici partigiane offese, dunque piovono i “giù le mani” da “Bella ciao” e si tracima oltre il ridicolo, mentre il corpo di Kirk diventa simbolo della violenza dem. Quarto giorno: Giorgia Meloni fa un’operazione verità sul clima di tensione alimentato dai compagni e il Partito democratico perde la brocca, arrivando a ribaltare lo scenario per accusare la premier di fomentare la violenza. Siamo di fronte a un sottosopra, da fachiro che dorme sui chiodi, di cui Schlein dovrà un bel giorno rispondere di fronte al tribunale della Storia. A questo punto dobbiamo porci una domanda, l’unica che oggi abbia un senso: che cosa è il Pd di Elly Schlein? È un caotico insieme di rivoluzioni desiderate e mancate che si infrangono sul muro di titanio della realtà. Faccio un breve elenco: la questione palestinese che diventa il nuovo pogrom delle belve di Hamas; l’utopia dell’ambientalismo estremo che diventa una tassa sui poveri; le bandiere Lgbt e i generi fluidi che diventano la liquidazione dei sessi; la sconfitta elettorale del 2022 che diventa la minaccia, il pericolo fascista. Mi fermo qui, sono esempi sufficienti per capire in quale stato confusionale sia finito il più importante partito dell’opposizione. Il loro negazionismo sulla storia di violenza a sinistra è sconvolgente, ma nello stesso tempo illuminante, rivela un problema non ideologico, ma psicopatologico. Giorgio Bocca, ragionando sul fenomeno del terrorismo rosso e della sua grande diffusione (va ricordato che vi aderirono migliaia di persone), ha dato anni fa una lettura attualissima di quella storia: «Studiando il fenomeno delle Brigate rosse, che noi pensavamo politico, ideologico, si è scoperto che in notevole parte, per non dire in parte preponderante, era psicologico, nella maggior parte dei casi il disadattamento psicologico personale si era innestato nell’occasione politica».