MASI (PADOVA) - Nicole stringe tra le braccia il piccolo Thomas Buio Gobbi mentre fuori dalla finestra dell'ospedale di Rovigo albeggia un nuovo giorno. Sono le prime ore del mattino di venerdì e questo bel neonato di 4 chili porta un nome che racchiude una storia di dolore e rinascita. Sua madre, 25 anni, ha scelto di chiamarlo come il papà che non potrà mai conoscere. Il bimbo è figlio di Thomas Gobbi, l'autotrasportatore 34enne di Merlara morto schiacciato dalla cabina del suo camion quando lei era incinta di appena tre mesi.
La storia di questa nascita affonda le radici in una tragedia che lo scorso 24 febbraio ha sconvolto le comunità di Merlara e Masi. Thomas stava per raggiungere il consorzio agrario di Villa Bartolomea, nel Veronese, quando ha sentito un rumore sordo provenire dal suo camion. Si è fermato lungo una stradina di ghiaia, è sceso per controllare. Ha attivato il meccanismo di sollevamento pneumatico della cabina e si è chinato per verificare cosa fosse successo. In quel momento, racconta il padre di Thomas, «una valvola che regolava la tenuta dell'aria ha ceduto. La cabina è crollata all'improvviso schiacciandolo contro il supporto del parafanghi». Nicole lavorava come barista al Marilyn Cafè di Masi. Proprio in quel locale, poco più di un anno prima, aveva conosciuto Thomas. Lui ci andava per stare in compagnia con gli amici. I due si erano incontrati e innamorati, andando a convivere a Masi, accogliendo con gioia l'arrivo del loro primo figlio, il secondo per Nicole. Thomas aveva appena investito in un camion specializzato per il trasporto del grano e fondato la Gobbi Agritrasporti. Stava costruendo il futuro per la famiglia che si stava formando. Per i genitori di Thomas, Michele e Monica Gobbi, questa perdita si è sommata a un altro dolore insopportabile. Nel dicembre 2015 avevano perso l'altro figlio, Kevin, morto a 21 anni in un incidente stradale tra Castelbaldo e Merlara. La sua Peugeot era uscita di strada e lui era morto sul colpo. Due figli persi in meno di dieci anni, un destino che sembrava troppo crudele per essere accettato. Il funerale di Thomas, nella sua Merlara, aveva visto la partecipazione di centinaia di persone. I camionisti – i fratelli della strada, come li chiamava lui – avevano organizzato un corteo che aveva attraversato il paese con le trombe a tutto volume e i motori che sgasavano in segno di saluto.






