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Il 3 settembre a Viterbo migliaia di persone hanno partecipato alla processione di Santa Rosa, la patrona della città laziale. Hanno sfilato per le vie del centro storico, dietro alla “macchina” di Santa Rosa, una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche portata a spalla da un centinaio di “facchini”, come vengono definiti. La processione si svolge da molti secoli e le dimensioni della torre, alta una trentina di metri e pesante decine di quintali, hanno provocato nella storia diversi incidenti, come quando nel 1814 due facchini rimasero schiacciati. Quest’anno la macchina, costruita da una ditta locale dopo aver vinto un appalto del Comune, era la più grande di sempre: era alta 33 metri e pesava più di 50 quintali.
A far parlare della festa però è stata la decisione della questura di non spegnere le luci della città durante la processione, come negli anni scorsi, perché nei giorni precedenti due uomini di nazionalità turca che alloggiavano in un b&b lungo il percorso della processione erano stati arrestati per possesso di armi. Si era pensato che stessero preparando un attentato (alla festa avrebbero partecipato due ministri del governo), ma la polizia ha poi escluso questa ipotesi.








