Una lettera aperta diretta alla Scuola in occasione dell'avvio dell'anno accademico in programma, in Emilia-Romagna, lunedì.
A spedirla è l'Arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi. Una missiva lunga, densa di spunti e riflessioni in cui il cardinale e presidente della Cei tocca diversi temi, con un occhio particolare a quello delle discriminazioni e ai bulli "che mi fanno un po' pena" e chiede all'istituzione, tra le altre cose, di "insegnare a combattere la violenza e la guerra" e di educare alla pazienza come "atto più rivoluzionario per esser migliori". Nel messaggio rivolto a studenti, docenti e personale scolastico, Zuppi sottolinea il ruolo della scuola nel preparare il futuro e dare strumenti per "districarsi in un mondo complicato".
Tanto che, scrive, "non dobbiamo mai pensare che qualcosa non serva perché non vediamo oggi i risultati" evidenziando come alcuni frutti dell'educazione si vedranno nel tempo" davanti a un futuro che sembra così incerto e qualche volta mette paura". Proprio per questo, sottolinea, "penso che siano indispensabili tanta speranza e tanta passione".
Nel suo scritto, poi, l'Arcivescovo di Bologna dedica particolare attenzione al tema del bullismo e delle discriminazioni. "La Scuola - argomenta - non sopporta i bulli, perché si credono importanti e non lo sono, fanno i duri, addirittura umiliano". La Scuola, prosegue, invita invece a insegnare che "grande non è chi dice più parolacce o fa le cose da grandi, ma grande è chi ascolta, aiuta, vuole bene. I bulli, debbo dirlo, a me fanno un po' pena, perché, in realtà, hanno solo paura e poi penso sempre che un giorno incontreranno uno che è più bullo di loro o avranno dei problemi e allora se la faranno sotto e capiranno che hanno bisogno di qualcuno che li aiuti!" Rivolgendosi a ragazzi, famiglie docenti, Zuppi affronta anche le sfide della tecnologia digitale e dell'intelligenza artificiale, chiedendo alla Scuola di "insegnare ad imparare ad usare l'Intelligenza Artificiale per non finire ad essere usati da questa" e critica i "leoni da tastiera" che "scrivono cose che fanno male e che non hanno senso".











