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L’inchiesta aperta dalla procura di Torino che ha portato al sequestro di 26 milioni di euro a due aziende della logistica, Postalcoop e Cargo Broker, sembra la fotocopia di molte altre avviate negli ultimi anni da altre procure italiane. Le accuse sono sempre le stesse – evasione delle tasse e dei contributi – e anche il metodo individuato dai magistrati non è nuovo: le due aziende che gestivano e consegnavano pacchi per conto di grandi gruppi dell’e-commerce sono accusate di aver organizzato un articolato sistema di false cooperative. Questo ennesimo sequestro, insieme agli altri avvenuti negli ultimi mesi, dimostra che finora la giustizia italiana ha potuto far poco contro questo diffuso sistema di evasione e sfruttamento.
Ormai lo schema scoperto dalle inchieste è noto. È formato da tre o più livelli: nel primo livello ci sono le grandi aziende che vogliono esternalizzare i servizi per ridurre i costi. I veri problemi iniziano nel secondo livello, in cui operano società come Postalcoop e Cargo Broker. Solitamente è da queste società che si sviluppa un terzo o un quarto livello di subappalti, costruito appositamente per non pagare le tasse.
Nel terzo livello ci sono quasi sempre cooperative che gestiscono direttamente le consegne ed emettono fatture trovando il modo di chiudere e sparire per non pagare principalmente l’IVA, oltre ai contributi previdenziali dei lavoratori. Questo sistema assicura un guadagno anche alle aziende del secondo livello, che ottengono detrazioni fiscali sull’IVA sulla base delle fatture emesse dalle cooperative.









