Qual è la funzione di Graziano Delrio nel Pd? Ha da poco battezzato l’associazione Comunità democratica allo scopo di far credere che nel Pd versione Schlein c’è posto anche per i cattolici. Eccolo dunque firmare sul Foglio un articolo accorato in cui si sottolinea che il calo demografico in Italia (tasso di fecondità all’1,18) ha creato un saldo naturale di 218mila unità. “Come se ogni anno scomparisse una città come Catania”. Il tema, conclude Delrio, non è solo della destra, «parlare dei figli e di famiglia non è un riflesso conservatore che non si addice ai veri progressisti». Ebbene ogni tanto anche qualche esponente di sinistra si affaccia nel mondo reale

. E sì, perché Delrio riconosce che il problema del deserto demografico è anche culturale, forse soprattutto culturale. Perché anche un welfare che funziona, come in Svezia, non convince le coppie a fare figli. Succede che le coppie non li fanno non solo per ragioni economiche ma perché nell’immaginario collettivo un figlio significa penalizzazioni di carriera, ostacolo ai desideri individuali, scommessa perdente all’interno di una visione apocalittica del futuro. Il grande impulso che la sinistra ha voluto dare al pensiero gender che vede nel concetto di natura il nemico assoluto (non esistono i sessi, i ruoli maschio-femmina sono solo costruzioni culturali) ha fatto il resto. La maternità è vista e vissuta come un impedimento alla libertà femminile (Meloni non ha forse subito un assurdo attacco lessicale per aver parlato del suo ruolo naturale di madre?), la sottolineatura dell’essere madre viene guardata con sospetto come se fosse un oltraggio alle minoranze transgender. Ciò avviene anche quando si infierisce culturalmente contro la parola “madre”. La maternità è stata già in parte uccisa dall’invasione della tecnoscienza nel campo della procreazione, dove prima la donna regnava incontrastata. È seguita la sua svalutazione epistemologica. Solo la “gestazione per altri” (leggi utero in affitto) merita l’aureola di un atto di generosità.