Era un vigile — secondo l’accusa — il loro asso nella manica. Li aggiornava su possibili indagini che li riguardassero. Li avvisava di eventuali controlli. E li informava nel dettaglio anche sui punti della città ripresi dalle telecamere. In questo modo la banda poteva muoversi con discrezione. Razziava le auto. Le portava a far «decantare» in alcuni parcheggi all’aperto. Poi le infilavano nei loro capannoni ad Albairate, piccolo centro dell’hinterland sudovest, dove le vetture venivano modificate. Nuova targa (clonata). Nuova punzonatura al telaio. Nuovi documenti. E via con la vendita.