Sébastien Lecornu deve fare in fretta. Il nuovo primo ministro francese ha meno di un mese per costruire un governo di larghe intese, rassicurando l’ala destra e cercando allo stesso tempo la sponda delle sinistre, e per presentare la manovra finanziaria più complicata degli ultimi vent’anni, in un contesto sociale bollente e in un clima politico-istituzionale da fine regno. E una botta arriva anche dall’agenzia Fitch, che ieri sera ha tagliato il rating della Francia ad A+ da AA- per la sua instabilità politica persistente e le incertezze sul bilancio pubblico.
Da mercoledì, il ministro della Difesa uscente, cresciuto nel gollismo ma convertitosi al macronismo dal 2017, moltiplica le chiamate e i colloqui con i leader politici e sindacali. Dopo aver incontrato giovedì la presidente dell’Assemblea nazionale Yaël Braun-Pivet, il presidente del Senato Gérard Larcher, l’ex capo dello Stato Nicolas Sarkozy e i leader dei partiti di centro e centro-destra che sostengono il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, Lecornu ha proseguito ieri il suo giro di consultazioni, accogliendo a Matignon Marylise Léon la segretaria del principale sindacato francese, la Cfdt, vicino alla sinistra riformista. Durante il faccia a faccia col nuovo capo dell’esecutivo, Léon ha affermato che la Cfdt non starà certo a guardare durante le negoziazioni tra i partiti politici, e vuole «continuare a influire sulla preparazione del piano di bilancio«. «Abbiamo capito che le discussioni si svolgono con le formazioni politiche, ma è fuori discussione che sia il mondo del lavoro a pagare la riduzione dei deficit», ha dichiarato Léon. E ancora: «Gli abbiamo ricordato che siamo più che mai motivati a scendere in piazza e che la mobilitazione del 18 settembre sarà un successo». Il 18 settembre è la data cerchiata in rosso sul calendario di Macron e Lecornu, perché è il giorno in cui i sindacati hanno indetto lo sciopero generale contro i tagli che attendono la Francia. Il nuovo premier ha promesso modifiche significative alla proposta di manovra finanziaria messa a punto dal predecessore, François Bayrou, sfiduciato proprio per tale motivo. Ma non c’è molto tempo per trovare la quadra: il piano di bilancio va presentato all’Assemblea nazionale entro e non oltre il 15 ottobre, dopo essere stato sottoposto al parere dell’Alto consiglio delle finanze pubbliche e del Consiglio di Stato. Intanto Lecornu deve ampliare la sua base alla Camera bassa francese per evitare di fare la fine di chi lo ha preceduto. «In un mondo perfetto, riusciremmo ad assicurarci qualche socialista o ex socialista pronto a unirsi a noi», ha dichiarato ieri in forma anonima aBfmTv un deputato macronista. Ma il Partito socialista, guidato da Olivier Faure, ha alzato la posta in gioco in cambio della non-censura a Lecornu.












