Emmanuel Macron è stato di parola. Aveva annunciato un nuovo primo ministro «entro pochissimi giorni», sono bastate poche ore. Alle 13.30 François Bayrou ha presentato le dimissioni, alle 19.50 il presidente francese ha nominato Sèbastien Lecornu, suo fedelissimo, dal ’22 ministro delle Forze Armate, ex gollista, «né liberale né sovranista». Toccherà a lui formare un nuovo governo e varare una manovra di bilancio diventata più pesante, nelle scorse settimane, per l’aumento voluto da Macron alle spese militari.
A pochi sfuggono gli aspetti simbolici e politici della nomina: il presidente ha nominato il candidato che aveva già scelto a dicembre e che Bayrou aveva bocciato imponendo se stesso; è un giovane politico (39 anni) con un approccio “all’antica”, esponente del partito presidenziale,a differenza dei suoi predecessori; ha seguito finora il dossier più delicato, dopo il bilancio, quello dell’impegno militare della Francia. Macron non ha invece scelto, come qualcuno si aspettava, un socialista o un tecnico d’area - come il ministro dell’Economia uscente Eric Lombard - e ha evitato, come lo stesso Lecornu consigliava da tempo, chiunque potesse essere distratto da ambizioni presidenziali .










