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Ultimo aggiornamento: 11:25

Due genitori saranno processati perché accettarono il rischio di morte del figlio non garantendogli le cure adeguate, a seguito di una diagnosi chiara: tumore. Si chiamava Francesco e aveva 14 anni l’ennesima vittima di adulti che assurdamente credono che il cancro si possa trattare senza farmaci.

Come nel caso “metodo Hamer” basato – come ricorda il sito dell’Airc – “su pseudo-teorie che non sono mai state sottoposte a una sperimentazione scientifica seria. Il presupposto, inconsistente, è che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico. Oltre a essere infondati, i principi del metodo negano tutto quello che è stato scientificamente dimostrato sul funzionamento dell’organismo sano e di quello malato. Il metodo Hamer rinnega l’uso dei farmaci, provocando ai pazienti che lo seguono gravi ritardi nell’inizio delle terapie e trasformando così tumori curabili in forme incurabili”. Hamer è morto nel 2017, ma le assurdità che propugnava evidentemente purtroppo no. Nel 2021 è diventata definitiva la sentenza per una dottoressa che trattò una paziente oncologica con tisane e psicoterapia, portandola alla morte.

Il processo alla coppia si aprirà il prossimo 21 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Vicenza per omicidio con dolo eventuale. Il caso è stato discusso nel corso dell’udienza preliminare giovedì mattina mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare. Cuore dell’ipotesi della procura, sostenuta con il pubblico ministero Paolo Fietta, la scelta dei genitori di ritardare l’assistenza al figlio, studente delle medie, necessarie per la sua sopravvivenza e aver in contemporanea ascoltato i pareri di cinque medici. Un caso arrivato all’attenzione della procura dei minori su segnalazione dei Servizi sociali. Il giovane dopo varie visite in diversi ospedali era arrivato a Vicenza dove è morto all’inizio dello scorso anno.