di Andrea Maggi
Ieri è ufficialmente cominciato in tutta la regione l'anno scolastico 2025-2026, quello del ritorno dell'esame di maturità, quello del divieto dei telefonini in classe e del cinque in condotta che costerà la bocciatura; quello, a quanto pare, delle poesie da imparare a memoria. E nella scuola dell'obbligo, verosimilmente nella secondaria di primo grado, c'è già molta aspettativa per il prossimo anno scolastico, per capire come sarà sbrogliata la matassa dell'entrata del latino come materia curricolare, seppure opzionale. Già, perché "curricolare" significa che la disciplina "latino" rientrerà tra quelle che prevederanno una valutazione in pagella, ma "opzionale" significa che le famiglie potranno scegliere se farla studiare o meno ai loro figli.
E come si conciliano due termini apparentemente antitetici come "curricolare" e "opzionale"? È un po' come pretendere di diluire l'olio nell'acqua. Le soluzioni potranno essere due. La prima: disporre l'ora di il latino come quella di religione, dove c'è chi la fa e chi no. Ma chi non fa latino, essendo materia curricolare, cos'altro fa di curricolare? E con chi? Il personale della scuola è quello che è, e non può sdoppiarsi. La seconda: creare classi "cum" latino e classi "sine" latino; ma così facendo si creeranno automaticamente classi di élite e classi ghetto. E poi c'è la domanda delle domande: chi insegnerà latino alle medie? Ricordo che non tutti i docenti di lettere della scuola dell'obbligo sono per forza abilitati all'insegnamento del latino; molti di loro non l'hanno mai neppure studiato da studenti. Comunque, queste sono questioni per il prossimo anno.









