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La NBA, il campionato di basket nordamericano e il più prestigioso al mondo, ha cambiato una sua regola per rendere le partite più spettacolari e per aiutare i giocatori a migliorare le proprie statistiche. Dalla prossima stagione i tiri da lontano tentati negli ultimi tre secondi dei primi tre quarti – quelli più azzardati, che solo di rado vanno a segno – saranno conteggiati nelle statistiche personali di un giocatore solo se realizzati. Più nello specifico, con tiri da lontano si intendono i tiri da una distanza minima di circa 11 metri (quindi soprattutto nella propria metà campo). Se sbagliati, questi tiri negli ultimi secondi continueranno a essere conteggiati nelle statistiche di squadra ma non in quelle del giocatore.
È un modo per incentivare gli heaves, i tiri da molto lontano negli ultimi istanti prima della fine di un quarto. Sono una mossa un po’ disperata e negli Stati Uniti sono anche noti come “tiri dell’Ave Maria”, perché bisogna pregare perché vadano a segno. Proprio in quanto improbabili, quando vanno a canestro sono spettacolari e spesso memorabili.
Ma dato che le probabilità di sbagliare un tiro del genere sono molto più alte di quelle di centrare il canestro, molti giocatori di NBA preferivano evitare di farlo (e quindi non aiutare la propria squadra) per non abbassare le proprie percentuali di realizzazione.






