Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
12 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:27
Novak Djokovic ha iniziato una nuova fase della sua vita. Dopo la sconfitta in semifinale agli Us Open contro Carlos Alcaraz, il tennista è tornato a casa per ricaricarsi in vista dell’ultimo tratto di stagione. Ma la Serbia non è più la sua casa. Il 24 volte vincitore di titoli Slam si è stabilito definitivamente ad Atene con la sua famiglia. Stando a quanto riportato Nole ha iscritto i suoi due figli, Stefan di 11 anni e Tara di 8, al St. Lawrence College di Atene. Dietro questa scelta non ci sono ragioni climatiche e nemmeno fiscali. La questione è più delicata: la crescente ostilità politica e mediatica che lo ha colpito in patria. Negli ultimi mesi, infatti, Djokovic è stato preso di mira dai media vicini al presidente Aleksandar Vucic, che lo hanno bollato come “traditore” per il suo sostegno alle proteste studentesche contro il governo. Un’accusa pesantissima per un atleta che per anni era stato innalzato a simbolo di orgoglio nazionale.
Cos’è successo? Per capirlo bisogna tornare allo scorso novembre. Migliaia di studenti hanno guidato proteste di massa contro il governo denunciando corruzione, derive autoritarie e manipolazioni dell’informazione. L’episodio che ha fatto esplodere la rabbia in maniera definitiva è stato il crollo di una pensilina, ristrutturata da poco, nella stazione ferroviaria di Novi Sad che ha causato la morte di 16 persone. In molti hanno attribuito la tragedia a un sistema di appalti opaco e clientelare. Djokovic si è schierato pubblicamente sulla questione a dicembre, pubblicando questo messaggio sui social: “Poiché credo profondamente nella forza dei giovani e nel loro desiderio di un futuro migliore, ritengo sia importante che le loro voci vengano ascoltate. La Serbia ha un potenziale enorme e la sua forza più grande è rappresentata dai giovani istruiti. Ciò di cui abbiamo tutti bisogno è comprensione e rispetto. Con voi, Novak”.








