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Ultimo aggiornamento: 7:50

Il primo amore, la prima cotta non me la ricordo, ma il mio primo giorno di scuola non l’ho mai scordato. Non l’ho mai dimenticato grazie alla maestra Teresa che lo ha reso unico, speciale, eccezionale. Non è retorica, non è melassa quanto sto scrivendo, ma è ciò che resta di una Scuola che come una vecchia barca ammalorata, spesso, fa acqua da tutte le parti.

Qualche volta ci arrabbiamo perché la rete Internet non funziona, perché mancano le fotocopie, perché non c’è la carta igienica, perché i libri arrivano un mese dopo la prima campanella. Qualche altra volta ci stupiamo perché per Michael che è in carrozzina non funziona l’ascensore e perché per Ibrahim non c’è un mediatore culturale in classe che lo aiuti a capire la lezione.

La scuola non ci piace perché la ricreazione dura solo cinque minuti e non abbiamo neanche un calciobalilla per giocare; perché ci sono ancora troppe interrogazioni e compiti da fare a casa e poi i voti che son sempre “belli” per qualcuno e “brutti” per i soliti. Per fortuna c’è la maestra… o il maestro. Se hai la fortuna (perché solo di questo si tratta) di incontrare quell’insegnante che fa il suo lavoro con passione, con entusiasmo, pensando che ogni giorno, ogni anno è diverso dall’altro, hai vinto la lotteria.