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Nel 2024 una roccia analizzata da Perseverance, il rover della NASA che da quattro anni esplora Marte, suscitò particolare interesse perché sembrava essere una buona candidata per trovare le tracce di qualche microbo anticamente vissuto sul pianeta. A distanza di un anno, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature ha aggiunto nuovi elementi, ma non ha portato a prove certe sul fatto che almeno miliardi di anni fa ci fosse qualche forma di vita su Marte. Le tracce ci sono, ma potrebbero essere state prodotte da reazioni chimiche che non c’entrano direttamente con la vita, almeno per come la intendiamo qui sulla Terra.
Perseverance fu inviato su Marte all’inizio del 2021 per esplorare un cratere largo quasi 50 chilometri chiamato Jezero, cioè lago in diverse lingue slave, che si trova sul lato occidentale della grande pianura Isidis Planitia. Era stata scelta quella zona perché si ritiene che un tempo Jezero ospitasse un fiume che sfociava in un lago. Il corso d’acqua avrebbe portato con sé i sedimenti e i minerali, che nel lago avrebbero costituito la giusta ricetta per alimentare microbi e forse altre forme di vita. Perseverance ha con sé diversi strumenti, compresi alcuni per prelevare campioni di rocce e farne un’analisi, per quanto non approfondita come si potrebbe fare in un laboratorio terrestre.










