Dal 13 al 21 settembre Venezia, Murano e Mestre ospitano la nona edizione di The Venice Glass Week, il festival internazionale che dal 2017 celebra l'arte del vetro. Oltre 200 eventi in 130 sedi, con più di 300 protagonisti tra artisti, designer, istituzioni e fornaci: una costellazione che riafferma il ruolo del vetro come patrimonio e, insieme, come risorsa per il futuro. Il titolo scelto, #TheMagicOfGlass, richiama la dimensione di incanto: quello che nasce dal fuoco e dal soffio, dalla capacità di trasformare la sabbia in materia fragile e resistente.
Una metafora che coincide con Venezia stessa, città vulnerabile eppure capace di rigenerarsi. «The Venice Glass Week sottolinea il Comitato Organizzatore non vuole trasformare Venezia in museo di un passato glorioso, ma in laboratorio vivo, in dialogo con la scena globale». Non sorprende che quest'anno le candidature siano state le più numerose di sempre, arrivate da oltre cinquanta Paesi.
Il cuore resta nei due Hub. A Palazzo Loredan, The Venice Glass Week Hub riunisce cinquanta artisti internazionali. Tra gli altri, Michela Cattai con la serie Corolla, Davide Salvadore con strumenti immaginari in vetro, l'iraniano Ahmad Ahmadzadeh con una denuncia ecologica e l'australiana Clare Belfrage con opere ispirate alle foreste pluviali. Un caleidoscopio che mette in luce la versatilità del linguaggio vetrario. Alla Fondazione Bevilacqua La Masa avrà sede invece l'Hub Under35: trenta giovani artisti da venti Paesi. Qui il vetro diventa indagine identitaria e politica. Come per Nawal Amer, che evoca il muro dell'apartheid, o per Alessandro Signoretti, che reinterpreta lo specchio veneziano come fragile legame tra uomo e laguna.







