La vicenda del disseccamento degli ulivi in Puglia e della presunta responsabilità dell’infezione da Xylella fastidiosa all’origine del fenomeno, mi hanno sempre grandemente interessato, tanto che nel corso del 2019 ne avevo scritto su questo blog ben quattro volte, a partire dalla Conferenza Stampa tenutasi alla Camera il 12 aprile di quell’anno. Ciò che più mi aveva colpito era, da un lato, la sistematica negazione della possibilità di cure efficaci e, dall’altro, l’enfasi posta sulla presunta “emergenza Xylella” per anni sulle prime pagine dei giornali anche se in realtà il fenomeno già allora datava da almeno 6 anni.
Proprio “grazie” allo stato di emergenza veniva abolita ogni regola esistente e ogni vincolo di tutela del territorio, tanto che all’articolo 8 del Decreto Emergenza letteralmente si affermava: “Le misure fitosanitarie ufficiali e ogni altra attività ad esse connessa, ivi compresa la distruzione delle piante contaminate, anche monumentali, sono attuate in deroga a ogni disposizione vigente”. Così, con il pretesto della Xylella, appariva chiaro il disegno criminoso di abbattere migliaia di alberi sani, anche millenari, in precedenza tutelati, facendo tabula rasa del patrimonio agricolo pugliese, un territorio unico al mondo, con tutto ciò che ne conseguiva non solo per la cultura, il turismo, l’economia, ma anche per la salute visto che venivano imposti ripetuti trattamenti su larga scala con pesticidi anche neurotossici.






