D.R.

Jesolo (Ve)

Cara lettrice, molti sostengono che le sanzioni internazionali, in particolare quelle imposte alla Russia, sono inutili, inefficaci o addirittura controproducenti. Alcuni ne sono convinti in buona fede, altri perché i lori cuori (e il loro portafoglio) battono per Putin. Comunque sia, in queste affermazioni c'è una parte di verità. Le sanzioni non sono certamente uno strumento decisivo e risolutivo, in grado cioè di far cambiare immediatamente il corso degli eventi o di porre fine a una guerra. Per diverse ragioni. perché il loro effetto sull'economia è sempre di medio-lungo termine. perché, sfruttando le nazioni che non le applicano, molte sanzioni sono in parte, aggirabili. Perché inoltre si possono prevedere, come ha fatto per esempio la Russia, riducendo prima dell'invasione dell'Ucraina, le riserve valutarie detenute in Occidente. Non per questo però sono misure di nessuna efficacia. In Russia, per effetto delle sanzioni, il rublo è sceso al suo minimo storico, l'inflazione è salita a livelli record, molti beni di importazione sono ormai introvabili. E se andrà in porto il piano Usa di sanzionare anche chi acquista petrolio russo, il costo sarà ancora più elevato. Il Cremlino, naturalmente, ha cercato di sfruttare in chiave nazionalista tutto questo, addossando all'Occidente la responsabilità del peggioramento dell'economia. Ma il risultato non cambia. Si potrà obiettare che, ciò nonostante, Putin ha continuato a perseguire i suoi obiettivi, senza mutare strategia. Anzi nelle ultime settimane ha alzato il livello dell'offensiva. Vero. Ma quale è o quale avrebbe dovuto e potuto essere l'alternativa alle sanzioni? Europa ed Usa avrebbero dovuto ignorare l'aggressione all'Ucraina? O, al contrario, scendere in campo militarmente? Le sanzioni sono un'arma "fredda", un mezzo di pressione e di dissuasione. Potranno diventare anche un fattore di negoziazione importante ( per la loro rimozione) quando finalmente si aprirà un tavolo di pace. Sono insomma strumenti utili, ma non sufficienti. Soprattutto se ad essi non va affiancata un'azione diplomatica determinata e una politica di difesa chiara e non arrendevole.