MILANO - Audi punta al rilancio contando sulla propria eredità di stile e immagine e incarna la sua nuova visione nella C Concept, il prototipo che Audi ha presentato in anteprima mondiale a Milano e che riproporrà al pubblico nel corso del Salone di Monaco previsto per la prossima settimana. Un vero e proprio manifesto dove spiccano, senza essere scritte, le parole “semplicità” e “realtà” che vanno intese nel presente e al passato. Nel passato perché c’è una grande storia alla quale attingere, nel presente perché c’è la necessità di rivedere i piani di elettrificazione e recuperare le posizioni perdute con una gamma rinnovata – che presto vedrà altri innesti come una piccola elettrica prevista per il 2026 – e un’organizzazione più snella e flessibile espressa anche attraverso uno stile pulito, chiaro, essenziale. «La nuova era di Audi parte dal design perché il modo in cui progettiamo i nostri veicoli è il modo in cui daremo forma alla nostra azienda» ha detto Gernot Döllner, amministratore delegato di Audi da 2 anni tondi dopo 30 anni di lavoro vissuti unicamente nel perimetro del gruppo Volkswagen.

Al suo confronto, Massimo Frascella, il nuovo responsabile del design arrivato lo scorso febbraio, è un perfetto straniero, ma si sa che le matite italiane hanno sempre trovato grande ospitalità a Ingolstadt. L’ultimo fu Walter de’ Silva che all’inizio degli anni Duemila seguì un percorso ideale e di metodo che Frascella ha evidentemente compiuto di nuovo: riprendere le Auto Union da corsa degli anni ’30, come la Type C del 1936 progettata da Ferdinand Porsche e con motore V16 posizionato centralmente, e individuare nella pulizia delle superfici e nella calandra la chiave per esprimere al meglio ciò che Audi è stata e vuole essere. Allora si chiamava Single Frame, aveva forma trapezoidale rovesciata ed è stato l’emblema di Audi per almeno 15 anni mentre nel futuro avrà l’aspetto della Vertical Frame, un rettangolo verticale con i bordi arrotondati che incornicia i Quattro Anelli in metallo.