Indignazione, sconcerto ma soprattutto preoccupazione. La Comunità ebraica milanese insorge dopo lo show antisemita di Francesca Albanese alla Fabbrica del Vapore, lo spazio del Comune che ospita le mostre. La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati ha parlato di “genocidio”, invitando a boicottare il “made in Israel”. Roberto Jarach, presidente della Fondazione Memoriale Shoah di Milano, non nasconde il suo disappunto. «Le dichiarazioni della Albanese sono un crescendo di affermazioni antisemite del tutto infondate», spiega Jarach a Libero, «considero inaccettabile che il Comune di Milano le dia uno spazio dal quale diffondere le sue idee, per giunta senza contraddittorio. Rispetto la carica che ricopre per le Nazioni, ma mi chiedo perché, a questo punto, non si sia mai interessata degli ostaggi e della loro liberazione», continua il presidente, «gli italiani di origine ebraica si stupiscono che queste mancanze passino in secondo ordine».
Netto anche il parere di Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica meneghina. «Il Comune presta i suoi spazi a strani soggetti mentre si guarda bene dal farlo con noi che spesso non sappiamo dove andare», spiega Meghnagi, ricordando il fatto che Palazzo Marino dovrebbe essere super partes. «Non era mai successo in passato: è la prima volta che un sindaco si comporta in questo modo e che una giunta si sottrae all’obbligo dell’imparzialità», sottolinea il presidente. «Noi siamo italiani come tutti gli altri, ma qualcuno evidentemente se lo è dimenticato». «Per rendersene conto basta farsi un giro sui profili social di alcune personalità del centrosinistra milanese, che vorrebbero addirittura candidarsi a guidare la città», continua Meghnagi parlando di «figure che portano solo odio e violenza». «Il Comune si ravveda e pensi piuttosto a istituire dei corsi di storia», sottolinea con forza il presidente. «A questo punto solo la cultura può porre fine al clima di antisemitismo che si respira a Milano».






