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Nel pomeriggio di martedì Israele ha tentato di uccidere con un bombardamento aereo i leader più importanti di Hamas mentre erano riuniti a Doha, in Qatar, per discutere una proposta di cessate il fuoco presentata dagli Stati Uniti.

Non era mai successo prima che Israele bombardasse un paese arabo del Golfo. Il Qatar ha uno status particolare in Medio Oriente, per varie ragioni. È alleato degli Stati Uniti e ospita la più grande base militare statunitense in Medio Oriente, che serve come scalo o base di partenza per compiere operazioni in altri paesi. Inoltre fino a martedì il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al Thani, aveva svolto un ruolo di mediazione nei negoziati indiretti tra Hamas e Israele per ottenere un accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la liberazione dei circa venti ostaggi israeliani ancora in vita. Molti governi occidentali, incluso quello italiano, chiedono una mano all’emiro Hamad al Thani quando ci sono questioni difficili da sbrogliare, per esempio il recupero di persone sequestrate.

Inoltre il Qatar ha un’immagine internazionale diversa da quella delle aree di crisi mediorientali, fatta di grattacieli, turismo e affari. Era come se ci fosse una convenzione non scritta: il Qatar appoggia Hamas e ne ospita i capi da circa dieci anni, ma non è un bersaglio da bombardare. Martedì questo stato delle cose è finito.