Due campionissimi dell’ultimo decennio della boxe, Canelo Álvarez e Terence Crawford, si affronteranno sabato prossimo, 13 settembre, a Las Vegas, unificando tutte le principali cinture dei super medi. Nei giorni precedenti a questo match per eleggere il campione indiscusso di categoria, voluto dallo sceicco saudita Turki Alalshikh, due vecchie leggende del pugilato come Mike Tyson, 59 anni, e Floyd Mayweather Jr, 48 anni, hanno trovato l’accordo e firmato il contratto per un match di esibizione nel 2026, e non è la prima volta che entrambi si cimentano in questo tipo di incontri, o di show che a dir si voglia, purtroppo sempre più frequenti negli ultimi anni. La boxe mondiale in questo momento storico sembra stia percorrendo due strade, quella dei match veri e quella degli incontri “finti”, quasi più simili al wrestling che al pugilato. Questo sport, che un tempo veniva denominato Noble Art, pare essere giunto ad un bivio, e magari dalla scelta del percorso da intraprendere si determinerà il futuro stesso della boxe.
Niccolò Pavesi, telecronista di Dazn e collaboratore dell’azienda organizzatrice italiana TAF, è una delle voci più conosciute in Italia; negli ultimi tempi ha saputo trasformarsi nei social in una sorta di influencer di questo sport. Per questo cambiamento non risulta amatissimo dalla cosiddetta vecchia guardia del pugilato italiano, formata da maestri, ex pugili e appassionati che si sono fermati agli anni Ottanta. Ma si gode il seguito dei restanti. “Io ha studiato tanto – dice a ilfattoquotidiano.it – ho visto tanti match dal vivo in Italia e all’estero, e guardato centinaia e centinaia di incontri su YouTube. Sono cresciuto con Roy Jones, Floyd Mayweather, Manny Pacquiao, Miguel Cotto, Bernard Hopkins. Rispetto la tradizione, ma non si può negare l’evidenza. Con l’avvento dei social negli ultimi dieci anni il mondo della boxe è stato stravolto. Chi è più presente ha più ritorno d’immagine e, di conseguenza, più ritorno economico. Sono in via di estinzione i campioni silenziosi che pensavano solo a fare i fatti come Bivol, Beterbiev, Usyk, Lomachenko e Golovkin. Gli eventi costano tanto, gli organizzatori devono guadagnare e propongono incontri con chi la spara più grossa su Instagram, o chi fa il pagliaccio”.












