Gli ultimi dati sul manifatturiero, tornato in crescita ad agosto, e quelli sull'occupazione, ancora in aumento a luglio, lasciavano presagire che il dato di luglio sulla produzione industriale sarebbe stato quanto meno positivo. L'incremento dello 0,4% rispetto a giugno stimato dall'Istat ha però ampiamente battuto le attese (+0,1% dopo il +0,2% del mese precedente). Anche nella media del periodo maggio-luglio si registra un aumento del livello della produzione rispetto ai tre mesi precedenti, ma dello 0,2%.
Le tensioni commerciali e geopolitiche si riflettono sull'export, in decelerazione. Non frenano solo i flussi verso gli Usa: anche quelli verso Regno Unito, Cina, Russia e Turchia mostrano adesso delle incertezze, afferma la nota dell'Istat sull'andamento dell'economia italiana a luglio-agosto. Il calo delle esportazioni ha determinato nel secondo trimestre una flessione del PIL dello 0,1% su base congiunturale, che l'Istat ha definito «lieve» aggiungendo che «le prospettive per l'economia mondiale restano molto incerte».
A emergere nella nota Istat su luglio-agosto è, in particolare, il dato sull'aumento del prezzo degli alimentari, cresciuti dal 2019 a oggi del 30,1%, pur mantenendosi sotto la media dell'area euro, «in conseguenza della forte impennata registrata tra la fine del 2021 ei primi mesi del 2023 e al successivo perdurare di una significativa, seppure più moderata, tendenza alla crescita». Nel dettaglio, il Centro di formazione e ricerca sui consumi ha calcolato, tra agosto 2019 e agosto 2025, rincari del 60% sul burro, seguito da olio d'oliva (+53,2%) e riso (+52%). Sotto il podio, cacao in polvere, caffè, olio di semi e patate.









