«Nulla si spreca, tutto si recupera». Dalle graffette al transatlantico. È il motto del Banco delle Cose che dal 2009 restituisce nuova vita a quel «tutto»: milioni di pezzi, una moltitudine di oggetti di uso quotidiano, molti nuovi - dalle mattonelle al cestino portacarta, dagli occhiali alla lacca per capelli - stipati nei magazzini, fuori moda, superati, frutto di sovraproduzione, condannati dai tempi moderni o da cavilli giuridici che li archiviano come fuorilegge. Classificato come «1 pezzo», nei documenti del Banco, quest’anno c’è anche un Auditorium da 300 posti. È stato consegnato all’associazione Beth Shalom, che ha molte ramificazioni nel mondo, accoglie migranti, famiglie in difficoltà. «Lo hanno richiesto per le loro riunioni» spiega Silvio Pasero, presidente del Banco delle Cose. E così, alla voce «1 pezzo» nei resoconti del 2021 troviamo un prefabbricato: Sea Aeroporti lo aveva destinato all’area check-in durante la ristrutturazione dello scalo milanese di Linate. Invece di essere smontato e finire in discarica tramite il Banco l’ha ceduto all’Associazione Nazionale Alpini, che l’ha rimesso in funzione a Brescia dov’è un centro operativo, di formazione e base logistica. E sono disseminati per il mondo arredi e attrezzature costose per quanto datate di due cliniche private che il Gruppo San Donato ha fuso e trasferito nel nuovo ospedale da sedici piani realizzato nell’area che ospitò Expo 2015.
Riciclare un Auditorium? Il Banco delle Cose e la seconda vita degli oggetti
L’organizzazione dal 2009 recupera oggetti e sottrae alla discarica beni per milioni . Un catalogo è a disposizione delle associazioni. Ma la burocrazia talvolta intralcia la solidarietà. E così gli «studi dentistici», per esempio, vanno all’estero






