Talvolta i social tirano fuori qualche figura davvero interessante. Sicuramente è il caso dell’ormai famoso e famigerato “Boomer Milanese”, un personaggio che è la versione moderna del “Cumenda” di Guido Nicheli e che gioca con il concetto di boomer, la categoria anagrafica che comprende i nati tra il 1946 e il 1964: il termine è usato anche in senso ironico dai giovani per indicare persone ritenute antiquate o i cui discorsi sono considerati superati e talvolta cringe, imbarazzanti.
Ha trecentocinquantamila follower su Instagram, vola su Tik Tok, il suo profilo propone video divertenti e recita: «Col Giangi e il Buslaghi a far baldoria nella Milano degli anni 80».
Chissà se è proprio un autentico milanese (quelli veri più che altro si nascondono) ma è sicuramente un boomer: si vanta, millanta, ricorda i tempi passati. È uno che dice «su quel balcone potevo esserci io» parlando del neo Papa, perché lui aveva studiato dai preti. Il “Boomer”, in quanto tale, ha un ego che da solo potrebbe salvare la crisi energetica, sa tutto, è bravo in tutto, soprattutto nelle faccende di letto. Denti bianchissimi, montone, sguardo sornione, chiede al farmacista: «Vorrei cento preservativi di misura extra large». Due ragazzine ridono, lo prendono in giro, ma secondo lui sono interessate. «Mi correggo: centodue, grazie».






