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Con il passare degli anni cerco di stemperare il mio moralismo, tendo a concedere agli altri più attenuanti rispetto a quando ero giovane. Però devo dire di incontrare, sulla strada della tolleranza, alcuni ostacoli insuperabili. La speculazione privata sul vizio del gioco d’azzardo rimane, per me, una cosa grave (alla stessa stregua dello sfruttamento della prostituzione). Condivido, dunque, le diffuse perplessità sulla scelta di Andrea Pirlo come commissario tecnico della Nazionale di calcio, e la probabile retromarcia della Federazione, a causa del suo incarico di “global ambassador” del sito di scommesse russo Fonbet. Non perché sia russo (anche se, in questo momento storico, non aiuta) ma perché è Fonbet.

Allo stesso modo mi duole che la mia Inter porti sulla maglia il nome dello sponsor Betsson Sport; e più in generale mi fa specie il dilagare impressionante del potere delle agenzie di scommesse in ambito sportivo. Con fior di calciatori che si prestano a fare da testimonial. C’è, sullo sfondo degli scintillanti spot che dribblano come ali sinistre i patetici divieti sulla pubblicità dell’azzardo, la rovina di decine di migliaia di persone, e di famiglie. Vedi alla voce “ludopatia”.