Luca Zaia, in Veneto, dispone ancora di un consenso molto ampio. Che supera i confini del partito nel quale si è formato. La Lega. Anzi, “la Liga” Veneta. Negli ultimi 10 anni la fiducia nei suoi riguardi, rilevata periodicamente da Demos, ha sempre superato il 60%, toccando l'81%, nel 2020 e stabilizzandosi intorno (anzi, oltre) il 70%. Fino ad oggi. Per questo motivo la Lega, in Veneto, è "la Lega di Zaia". Un "partito personale", come altri a livello nazionale. Perché ormai i leader contano più dei partiti. E il successo dei partiti dipende principalmente dalla figura del Capo.
Un mutamento avviato da Silvio Berlusconi, che per primo, ha imposto la comunicazione e, dunque, i "media", in particolare la televisione, come canale di "mediazione" fra i cittadini e i partiti. Divenuti, quindi, "partiti personali", riassunti da singole persone: i leader.
La successiva affermazione del M5s ha, in parte, cambiato questo modello. Ma senza eliminarlo. Al contrario. Perché ai media tradizionali ha affiancato i "social media". Senza cancellare il quadro precedente. Visto che i giornali e, soprattutto, la televisione continuano a orientare le scelte dei cittadini più degli altri media. Soprattutto (ma non solo) nelle fasce demografiche di età più anziana. D'altra parte, il tempo del digitale, più dei media tradizionali, "personalizza" la leadership. Ma accentua una sorta di "personalizzazione senza persone". In quanto il digitale e i social legano e collegano le persone. Che, però, restano "a distanza". Sempre più in contatto con gli altri. Da "soli". Come emerge chiaramente dalle indagini di Demos, nelle quali si osserva che il tempo trascorso davanti ai social alimenta la sfiducia negli altri. Per un motivo comprensibile: Perché "gli altri" diventano immagini. Nomi, talora fittizi.






